Popolo

Leonardo Ebner | Quindici, Rubriche | mag 13, 2011| 6 Comments »

Mai come negli ultimi anni ho sentito invocare ed evocare questa parola, eppure raramente il suo significato è stato tanto confuso quanto oggi. Per qualcuno c’è il “popolo della sinistra”, una strana espressione per indicare quelli che sperano nella sopravvivenza di un “fronte del popolo”. Per altri “il voto del popolo” è un lavacro purificatore che pone al di sopra del bene, ma soprattutto del male. In tempi di ricorrenze, c’è poi il “popolo italiano”, altra bizzarra entità generata da infinite fratture e ricomposizioni e che lentamente sembra assumere forma. Potremmo parlare del “popolo viola” e del “popolo verde”, ma si rischierebbe di finire in dubbie galassie cromatico-politiche. E guai a scordare che la sovranità appartiene al popolo e che il governo è “del popolo, dal popolo e per il popolo” (art. 2 della Costituzione francese). Anche se l’idea di popolo-nazione evoca echi sinistri e forse è meglio qui ricordare solo le solide Volkswagen. “Popolo” non è più nemmeno un nome proprio definito, a cui dedicare il viale cittadino, un bel “corso del Popolo” alberato. Sembra invece che sia diventato una parola-passepartout, utile per indicare gli oggetti privi di nome; non sempre però dare un nome basta per chiarirsi le idee. E se la definizione minima di “popolo” può essere infine quella di “insieme di individui”, allora questa proliferazione di tanti popoli su misura e d’occasione è davvero un pessimo segnale.

VN:F [1.9.8_1114]
Rating: 9.0/10 (3 votes cast)
Popolo, 9.0 out of 10 based on 3 ratings

6 commenti su “ Popolo”

  1. Filippo Costantini

    Non mi è mai piaciuto il termine “popolo”, e tenterò ora di spiegarne il motivo. Storicamente tale termine è stato impiegato per indicare lo strato sociale più basso, composto dalle classi meno elevate, sia economicamente sia socialmente e culturalmente. Quelle classi le quali, per la loro condizione, non potevano governarsi da sole, ma necessitavano di essere governate dall’alto, da qualcuno che stesse “sopra” di esse. Questo è confermato dallo sbilanciamento, presente in tale termine, verso l’aspetto collettivo, verso il gruppo nella sua integralità, che omologa le differenze individuali con il rischio che il popolo, nelle società moderne, si trasformi in massa. Per tale motivo nel termine “popolo” risuona, a mio avviso, una concezione paternalistica della politica; concezione che non risuona nel termine “cittadinanza” (o “i cittadini”, al plurale). Esso infatti, da un lato mantiene l’aspetto collettivo presente in “popolo” (non vi è cittadino fuori dalla comunità), ma dall’altro marca più nettamente l’aspetto individuale del singolo e la sua responsabilità di fronte agli altri. Il termine “cittadinanza” mi sembra meno manipolabile, meno adatto a diventare una “parola-passepartout” e più idoneo per una società democratica.

  2. andrea

    Andrea Bozzi

    penso che il popolo semplicemente non esista. E’ infatti un’invenzione di comodo di chi per svariati interessi cerca di imporre equilibri socio-economici che si rivelano il più delle volte piuttosto improbabili, (almeno a lungo termine)..

    in questo senso il popolo ha successo perchè qualcuno ne cerca di determinare gli esiti interpretandone un senso dominante, fondandosi sulla legge stabilita e poi mascherata per propri fini, talvolta neppure così criminali all’apparenza ma di fatto strumentali all’esercizio di un potere di un’oligarchia…

    si fa infatti sempre più difficoltà a individuare “popoli” al di là del riformarsi di comunità al di là del fatto che è pur vero che il populismo esiste specie e non solo in ambito politico…

    In questo senso “popolo” potrebbe intendere “accordo”, giuridico, economico, sociale, ma di chi e per chi?

    Falso accordo.

    C’è un problema di scarsa progettualità e condizionamento generazionale che incide sulla formazione del popolo, di vincolo di interessi a volte contingenti..

    E’ un problema che effettivamente io ho sentito molto, e interpretato proprio nell’interesse presunto o suggerito di “sopravvivenza sociale” individuale/collettiva, talvolta anche della stessa semplice impossibilità di “essere coltivati” termine che qualcuno mi ha detto ma odio…

    In realtà se esiste davvero un popolo a cui credo poco, esiste nella libertà ribelle e non meditata, mediata, al consumismo e nel tentativo costante di chi prende il potere di manipolarla…

    mi sembra che il termine cittadinanza sia una buona parola ma come adottarla oggi, è davvero possibile resettare tutto e pretendere che si osservino leggi che spesso sono o sono state manipolate?

    Dov’è la responsabilità pregressa di quella cittadinanza che si vuole riunire e riconoscersi come tale?

    Il punto secondo me è proprio questo. Cittadinanza si ma intendersi sulle leggi a partire dalle pratiche di accordo/disaccordo sociale che spesso catalizzando l’interesse dei più ricchi non riesce veramente ad interpretare i bisogni di nessun portatore di interessenè ricco nè povero e talvolta persino impedisce di scoprire buone forze per la nostra società, specialmente nelle periferie culturali

  3. Luca Bozzato

    In una seduta al Parlamento di cui non so riportare la data, il nostro ministro di Grazia e di Giustizia derideva la/e sinistra/e perchè non sapeva/no accettare il fatto che la politica della destra venisse fatta non da professionisti della politica, che non fosse aristocratica. Se col termine intendiamo: “fatta dai migliori”, mai uscita fu più azzeccata (da ambo le parti, si intende). Ma probabilmente voleva dire che la politica non è un fatto elitario, che coloro che la fanno sono gli stessi: commercianti, avvocati, ragionieri, etc. che partecipano del popolo. Sono, il popolo. Sua espressione, ma anche sua parte. Il popolo al potere. Fusione mistica. Questo popolo costantemente citato come garante di provvedimenti che servono a tutti meno che ad esso; chiamato a referendare, salvo poi dimenticarsi della sua opinione.

    Ma quale popolo? Il popolo del predellino, pagato per dare sostegno e fare il figurante? Il popolo della libertà, col suo nome altisonante? Il popolo della televisione, la cui idea politica si misura in dati auditel? Il popolo viola? No dai… quello no… Allora il popolo di internet! Con siti oscurati e wifi nazionale che non vedrà mai la luce. Meglio il popolo della notte, che nello sballo trova il modo di auto-anestetizzarsi dalla responsabilità civile e sociale.

    Cittadini. Senso di comunità. Sì, ma bisogna ripartire dal principio. Studiare e riflettere sull’educazione civica sin dalla scuola primaria. Peccato che non si possa insegnarla. È una macchinazione del popolo di sinistra.

  4. Leonardo Ebner

    “cittadini” piace pure a me, però questo appello alla cittadinanza suona un po’ algido, tardo settecentesco, la citoyenneté rivoluzionaria. invece il richiamo del popolo è un termine coinvolgente, chi non se ne starebbe volentieri in mezzo al proprio popolo? il punto è che il linguaggio politico si nutre di queste parole “calde” anche se vuote, e non sa più con precisione cosa metterci dentro. (poi ci sarebbe anche il popolo come via di mezzo tra lo stato e gli individui, ma credo che questa sia un’altra storia).

  5. Luca Bozzato

    Sarebbe interessante approfondire la tua idea di popolo come via di mezzo tra stato e individui, visto anche il tuo articolo sul terzismo come supposta via regia! Effettivamente “cittadino” potrebbe richiamare idealmente a un illuminismo, dove invece “popolo” sa già più di romanticheggiante. Ma come si comportano il “popolo” e il “cittadino” di fronte allo stato e alle leggi?

  6. Leonardo Ebner

    questa visione di popolo come via di mezzo tra stato e cittadino è un po’ anche quella di rawls (cfr. “il diritto dei popoli”), e se appunto dovessi pensare a un senso positivo del termine lo vedrei come strumento per superare un certo individualismo (un po’ economicista) che le teorie politiche degli ultimi anni hanno alimentato. poi però andando in direzione opposta si rischia di scollinare verso la metafisica del popolo e dello stato. insomma, meglio stare a metà. il terzismo non so, perché per come la vedo ha avuti espressioni eccellenti (pd’a, giustizia e libertà, etc.) ma oggi non promette niente di buono!

Lascia un commento

 

Fatal error: Call to undefined function TLD30ss() in /web/htdocs/www.openpost.it/home/wp-content/themes/BlackOnWhite/single.php on line 31