Convegno IUAV (a cura di Patrizia Magli e Angela Vettese)
23 – 24 – 25 giugno 2011
h. 09.30-19.00
Fondazione Bevilacqua La Masa – Palazzetto Tito, Dorsoduro 2826
Il nero assoluto non esiste, scriveva Vincent van Gogh a suo fratello. Il nero, egli diceva, forma l’infinita varietà dei grigi, tra loro diversi per tono e per forza. In che modo, allora, distinguere la nerezza del nero secondo una scala di gradazioni all’interno di questa “infinita varietà dei grigi”? Perfino un grigio chiaro può apparire quasi nero o decisamente nero se accostato ad un bianco abbagliante. Nessun colore infatti vive in un regime di solitudine. E tuttavia, anche se lo considerassimo in uno stato di isolamento ideale, come le monocromie radicali in pittura o gli esperimenti di laboratorio, il nero è un complesso di configurazioni variabili. L’esperienza del nero, del nero osservato nelle sue varie manifestazioni e supporti materici, lo configura come un processo, come un’ininterrotta oscillazione tra colore e incolore, tra il buio più impenetrabile, le tenebre, fino all’ombra e alla penombra, quest’ultime invece già creature della luce. Il nero inteso come processo di intensificazione e attenuazione, di scolorimento e trascoloramento, è un divenire attraverso gradualità di transizioni. Ma c’è di più. Come John Cage suggeriva, se i monocromi di Rauschenberg invitavano l’osservatore a fare l’esperienza del “vuoto” e del “silenzio”, il nero si dà non solo come conoscenza visiva, ma come teatro dove è possibile riconoscervi sequenze di fasi, di spazi, di momenti. “Back to black” dunque, come annuncia Amy Winehouse nella canzone da cui abbiamo tratto parte del titolo del nostro convegno.
Innanzitutto il nero, in quanto evocatore simbolico del buio, permette una formidabile manipolazione dello spazio: nel buio, non sappiamo più dove siamo, non possiamo determinare la nostra posizione, la nostra strada, ci sentiamo “perduti”. Questo disorientamento evocato dal nero (e che il mondo animale conosce sia come strategia di attacco che di difesa) riguarda anche il design e l’architettura. Queste ultime infatti, lavorando cromaticamente sulle superfici delle cose o delle case, producono, con il nero e le sue declinazioni, effetti di intervallo o di scansione ritmica negli edifici, nei paesaggi urbani.
Nell’arte si tratta invece di vedere come le pitture monocrome radicali si presentino come “immagini perfette”: ora rappresentazione della negazione stessa della rappresentazione, del Vuoto e del Nulla, ora, al contrario, evocazione dell’assoluto, rappresentazione dell’irrapresentabile, del “sublime senza mediazioni”, di una Verità immanente, sottratta alle ingannevoli apparenze del figurativo. Dalle Pinturas negras di Goya a Malevich, da Rodtchenko alle Black Paintings di Reinhardt, Rauschenberg, Stella, Rothko, Black-Square-Painting Shows, si tratta di vedere come queste opere problematizzino la questione stessa del vedere, di ciò che ci è dato vedere e ciò che crediamo di vedere. Di un troppo o troppo poco da vedere.
Potenza del nero, dunque. Di qui una serie di problemi di ordine epistemologico che riguardano sia la letteratura che la filosofia. Genre Noir, humour noir, rabbia nera, teatro nero, black fashion, il nero si configura come un provocatorio terreno transdisciplinare. Ma è soprattutto nel dominio delle tinte, dei tessuti e dei vestiti, dai gioielli neri della Regina Vittoria alla “petite robe noir” di Chanel, che si mescolano più strettamente problemi chimici, tecnici e materici con questioni sociali, ideologiche, simboliche e, soprattutto, estetiche. Parafrasando Merleau-Ponty a proposito del colore, potremmo dunque dire che il nero è un fossile estratto dal fondo dei mondi immaginari, è “qualcosa che non è cosa, ma possibilità, latenza e carne delle cose”.
É possibile consultare il programma del convegno sul sito della Fondazione Bevilacqua La Masa o direttamente dal sito dell’Università IUAV.



giugno 22nd, 2011 - 10:15
molto interessante sia per la non radicalità del giudizio sia per la segnalazione IUAV, una scuola che occorre tenere in considerazione negli ambiti umanistici
molto gradito questo sperimentalismo…
giugno 22nd, 2011 - 21:45
Bellissimo il programma!
hai intenzione di andarci (e quindi di portarci il tuo report) oppure lavori?
giugno 23rd, 2011 - 20:13
a che cosa ti riferisci al programma delle lezioni di fenomenologia degli stili o allo IUAV?
Se per lo IUAV io mi sono ripromesso quasi a forza con me stesso di andare dopo molti inviti a Faenza dalla Vettese per il Festival di arte contemporanea, ero stato addirittura invitato in Svizzera ad Art Basel la più importante fiera d’arte contemporanea in Europa pagato…per esami non sono potuto andare..
in effetti sul sito di Faenza che consiglierei di memorizzare e curato dalla Vettese (www.festivalartecontemporanea.it), l’abitudine ad intervistare e fare report di mostre anche con articoli affidati a singoli operatori e firmati dai singoli operatori c’è, ed è una buona abitudine…
comunque bravo per lo sperimentalismo, se vuoi accettare un consiglio da collaboratore artistico di direi di ragionare su combinazioni tipo nero-giallo-blu, il problema del nero è legato proprio alla visibilità…la vista non andrebbe mai stancata ma sollecitata…senza venir mai meno alla propria missione comunque bravo continua a sperimentare….
giugno 24th, 2011 - 21:44
Il restyling grafico del sito non è opera mia, ma del nuovo studio che se ne occupa ^^
Tecnicamente doveva restare ancora in cantiere, ma non potevo aspettare e così ho messo in piazza il lavoro! (Chiedo scusa a grafici e tecnici che avrebbero preferito lavorare in locale, ma l’effetto è stato sorprendentemente immediato!) Attendiamo di sapere da Martina se ha avuto occasione di visitare l’evento Back to black
giugno 25th, 2011 - 08:45
be’ non c’è che dire che avete fatto un lavoro interessante..
da grafico posso dire che il nero non sempre rilassa la vista, quando abbonda a volte soprattutto se ci sono molte informazioni da comunicare può stancarla e penalizzare la comprensione delle informazioni stesse..
quindi in un’ottica di economia dell’informazione e dello spazio visivo, converrebbe gestire lo spazio a livello cromatico in modo da non stancare la vista o farlo il meno possibile
ciò non toglie che e anche per il riferimento artistico-letterario e il senso concettuale sia una bella operazione, pensata e meditata come raramente anche nei riferimenti di questo tipo si ha modo di osservare…
l’inserimento delle immagini poi secondo me è davvero una bella cosa, segnalo anche per la peculiarità degli studi iconografico-iconologici e quindi anche per la gestione delle immagini il sito della coeva rivista veneziana multimediale engramma dello IUAV, (per cui ha scritto anche la capo ufficio stampa della Camera di Commercio di Ancona con cui ho collaborato), che al contrario e “per contrasto è totalmente bianca”…mi piacerebbe anzi poterla segnalarla anche visivamente…
comunque io penso che a differenza di tutte queste riviste engramma compresa pure di grande livello, post abbia dalla sua parte il fatto di essere molto ricca di contenuti, di argomenti e dovrebbe quindi certo non in senso automatico giocare tutti questi elementi anche a livello visivo…
comunque per qualsiasi cosa resto a disposizione…
saluti