Dall’archivio di Post n° 3: Iris Touliatou

chora I

Iris Touliatou, Chora I, 2011. Stampa d’archivio, 24×30 cm. Courtesy: l’artista. L’artista desidera ringraziare gli archivi del Museo Harisiadis/Benaki, Atene.

 

La città respira. D’un fiato tellurico e viscerale. In nuda agitazione, sotto le coltri rigide dei cristalli scuri di un’ultima e temporanea conformazione, espone senza posa la sua pulsazione. L’inquietudine della sua immagine impossibile da pacificare. Ha narici dappertutto, la città, creatura chimerica che culla nel suo arcano grembo-cenotafio le vestigia dei suoi volti trascorsi e lo spettro di quelli futuri. Dalle ferite che ne dilaniano, ne sconnettono, ne disordinano, ne disfano il manto intricato delle vie, la città rivela le insorgenze intermittenti di tutti i suoi avvenire possibili. Delle sue forme promesse, di quelle abortite, di quelle sospese. Cattedrale spontanea di metamorfosi in gestazione, la città viaggia silente attraverso gli ologrammi delle sue nascite in arrivo. Rondò in accelerazione che sfugge alla presa dello sguardo, ripete vorticosamente l’inafferrabilità del suo essere.

Prossima è la città e d’una invadenza ardua da sostenere; ma pure indecifrabile e siderale per la sua resistenza a lasciarsi mettere in forma. La città è lì. Lì l’enigma. Dove l’ossessionato visitatore del sottosuolo abbia deciso di dedicarsi a scavarla, a liberarne gli umori segreti aprendo nuovi spazi d’inspirazione e d’espirazione, sovrapponendone gli strati in costellazioni impensate di materia, creando voragini, regalando ai volumi ctoni una nuova veste d’aria. Nuove evoluzioni dell’abitare e del passare, al posto di percorsi funzionali. Sferra se stessa dal suolo, la città, e fa ponti col cielo. Il dono del carnaceo al sovraterrestre. Dalla faglia in cui il cantiere l’avrà fratturata e scoperchiata, lavorata, rimestata, la città vibra in lavoro di differimento, nell’apertura lacerata che si promette come interregno di nuove edificazioni già sempre in potenza.

 

Iris Touliatou, Chora II, 2011. Stampa d'archivio, 24x30 cm. Courtesy: l'artista. L’artista desidera ringraziare gli archivi del Museo Harisiadis/Benaki, Atene.

Iris Touliatou, Chora II, 2011. Stampa d’archivio, 24×30 cm. Courtesy: l’artista.
L’artista desidera ringraziare gli archivi del Museo Harisiadis/Benaki, Atene.

 

La città sarà sempre stata inoperosa. In opera di dispersione e di diffusione, sul limite fra le rovine di civiltà scomparse e totem extraterrestri. Dove giungono le architetture forsennate. E i volumi emergono, spaccano la compattezza del pensiero-terreno unico in forme ribelli; installano nuovi spazi, suggeriscono nuovi passaggi, inaudite forme di flânerie. E con essi nuovi modi dello sfioramento dei corpi. Poemi muti d’attraversamento. Innesti di città fanno scalinate che non conoscono un fine, superfici di riflesso che raddoppiano la percezione della veduta, cornici vuote a profondare le prospettive del paesaggio, porte fra stanze trasparenti, agorà del corrente millennio che lambiscono pietre millenarie. Altari senza pietre sacrificali. Terrazzamenti di spazi di scena, ad attendere spettacoli improvvisi.

La città resta crivellata di spaccature e attraversata dalla sua stessa vertigine di trasformazione. Il vivere lo spazio senza direzioni si fa esperienza pura dell’incontro inaspettato. La sorpresa di dimensioni erranti. La meraviglia d’una vacanza che la città è: la sua veglia insonne, la sua vigilia d’altro. Il suo affacciarsi sulle soglie dell’abisso che la sottende, sfondamento e crepaccio beante da cui la città, in ogni momento, esala ultimi respiri e schiude per la prima volta i polmoni.

Giorgia Bordoni

Iris Touliatou (Atene, 1981) vive e lavora tra Parigi e Berlino. Tra le sue ultime mostre personali ricordiamo nel 2013 Solus Rex, National Theatre, Atene; nel 2012 Imposed Loads and other Masked Appearances, DUVE Berlin, Berlino, e Matter Enclosed in Heavy Brackets, Museum of Contemporary Art, Lipsia; nel 2011 On the breaking act of seeing through and through the other side of grounds and things, DUVE Berlin, e nel 2010 Apollo Goes on Holiday, Les Modules, Palais de Tokyo, Parigi. Tra le ultime mostre collettive nel 2014 Metaphysics of Discipline, a cura di Karina Kottova, Meetfactory, Praga, e The Space Between, a cura di Solus Locus, Atene; nel 2013 Void, Super Dakota Gallery, Bruxelles, Metaphysics of Discipline, a cura di Karina Kottova, Czech Center, Berlino, Under the Volcano, a cura di Anissa Touati, Old post office de Nagara, Nara (Giappone), Jetztzeit (el tiempo del ahora) + La Espalda del ángel, a cura di Manuel Segade, Centre d’art La Panera (Spagna), Throw a rock and see what happens, a cura di Juan Canela, La casa encedida, Madrid, This is the end, Errant Bodies, Berlino, e Hell As Pavillion a cura di Nadja Argyropoulou, The garden of Eden/Palais de Tokyo, Parigi.

Giorgia Bordoni (1982) è Dottore di ricerca in Filosofia Moderna e Contemporanea. Vive e lavora a Roma dove è Cultore della materia per la cattedra di Filosofia Estetica all’Università “La Sapienza”. Si occupa soprattutto di pensiero francese e tedesco del Novecento nelle sue declinazioni estetiche, politiche ed etiche. Ha pubblicato monografie e saggi su differenti temi, con particolare attenzione alla pratica filosofica applicata alla letteratura.

iristouliatou.com

 

 

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