Dall’archivio di Post n° 3: Teresa Cos
Il 2 luglio 2014, da Redazione Arte

 

   

La celebrazione della vittoria conseguita nel corso della prima guerra mondiale carica una parte del territorio nazionale di una sorta di aura. E alcuni luoghi topici delle Tre Venezie, quei luoghi in cui si era combattuto e in cui centinaia di migliaia di giovani erano deceduti, entrano – talvolta come puri e semplici nomi, talvolta come vere e proprie mete di pellegrinaggio – nell’immaginario nazionale.

A partire dagli anni venti, a questa rete di luoghi mitici (il Piave, il Monte Grappa, il Monte San Michele, il Monte Pasubio, Vittorio Veneto…) se ne sovrappone una seconda. Il regime fascista, infatti, trasforma i luoghi che erano stati teatro dei combattimenti in ossari e sacrari, raccogliendo al loro interno i corpi dei soldati caduti. Le montagne, già sacre perché su di esse era stato versato il sangue di tanti, vengono ora ulteriormente consacrate per il fatto di accogliere sul loro suolo le salme, ammassate serialmente, dei figli della patria.


Dall’archivio di Post n° 3: Iris Touliatou
Il 9 maggio 2014, da Redazione Arte

Iris Touliatou  Chora I, 2011. stampa d'archivio, 24x30 cm.  Courtesy: l'artista.  L’artista desidera ringraziare gli archivi del Museo Harisiadis/Benaki, Atene.

Iris Touliatou, Chora I, 2011.Stampa d’archivio, 24×30 cm. Courtesy: l’artista.L’artista desidera ringraziare gli archivi del Museo Harisiadis/Benaki, Atene.

 

La città respira. D’un fiato tellurico e viscerale. In nuda agitazione, sotto le coltri rigide dei cristalli scuri di un’ultima e temporanea conformazione, espone senza posa la sua pulsazione. L’inquietudine della sua immagine impossibile da pacificare. Ha narici dappertutto, la città, creatura chimerica che culla nel suo arcano grembo-cenotafio le vestigia dei suoi volti trascorsi e lo spettro di quelli futuri. Dalle ferite che ne dilaniano, ne sconnettono, ne disordinano, ne disfano il manto intricato delle vie, la città rivela le insorgenze intermittenti di tutti i suoi avvenire possibili. Delle sue forme promesse, di quelle abortite, di quelle sospese. Cattedrale spontanea di metamorfosi in gestazione, la città viaggia silente attraverso gli ologrammi delle sue nascite in arrivo. Rondò in accelerazione che sfugge alla presa dello sguardo, ripete vorticosamente l’inafferrabilità del suo essere.

Prossima è la città e d’una invadenza ardua da sostenere; ma pure indecifrabile e siderale per la sua resistenza a lasciarsi mettere in forma. La città è lì. Lì l’enigma. Dove l’ossessionato visitatore del sottosuolo abbia deciso di dedicarsi a scavarla, a liberarne gli umori segreti aprendo nuovi spazi d’inspirazione e d’espirazione, sovrapponendone gli strati in costellazioni impensate di materia, creando voragini, regalando ai volumi ctoni una nuova veste d’aria. Nuove evoluzioni dell’abitare e del passare, al posto di percorsi funzionali. Sferra se stessa dal suolo, la città, e fa ponti col cielo. Il dono del carnaceo al sovraterrestre. Dalla faglia in cui il cantiere l’avrà fratturata e scoperchiata, lavorata, rimestata, la città vibra in lavoro di differimento, nell’apertura lacerata che si promette come interregno di nuove edificazioni già sempre [...]


Dall’archivio di Post n° 3: Vittorio Cavallini & Nicola Martini
Il 3 aprile 2014, da Redazione Arte

  

Nicola Martini & Vittorio Cavallini

in conversazione con Davide Daninos

 

Vittorio Cavallini - Nicola Martini  Senza Titolo, 2011 Cemento, rame, gomma Damar, legno di larice, acido cloridrico.  Courtesy: gli artisti. Foto: Jacopo Menzani.

 
Vittorio Cavallini – Nicola Martini, Senza Titolo, 2011. Cemento, rame, gomma Damar, legno di larice, acido cloridrico. Courtesy: gli artisti. Foto: Jacopo Menzani.

  

Davide Daninos: Mi piacerebbe iniziare a parlare di Spazio in relazione al luogo in cui siamo adesso. Mi puoi raccontare dove ci troviamo?

Vittorio Cavallini: Lo spazio è un fienile degli inizi del ‘900, che faceva parte dell’unità abitativa in cui ho vissuto per sei o sette anni, dal 2000 al 2006. Poi ho lasciato l’abitazione, ho tenuto solo il fienile, e ho incominciato a lavorarci dentro e intorno: ho creato un orto esterno, ho fatto dei cambiamenti all’interno poiché era abbandonato. L’ho pulito più volte e l’ho reso uno spazio fruibile. Poi l’ennesimo cambiamento, forse quello più decisivo, è stato quando Nicola, insieme a Jacopo Menzani, ha cominciato a condividere con me questo spazio.

DD: E da lì è cambiata la modalità.

VC: Da lì è cambiato lo spazio. Io mi accontentavo di avere una situazione pulita ma non era del tutto vivibile. In terra non c’era pavimentazione. Il mio modo di lavorare era diverso e mi andava bene così. Poi sono arrivati loro ed è venuta l’esigenza di creare una pavimentazione. Abbiamo rifatto il portone per l’entrata, abbiamo portato un po’ di roba e buttato via altrettanta. Perciò è cambiato ulteriormente. Abbiamo pensato ad uno spazio per lavorare, mentre io inizialmente l’avevo pensato come spazio dove venire a pensare. Sono sempre stato interessato a questo come un luogo che mi dava la possibilità di vivere insieme alle piante, in continuo rapporto con le stagioni. La cava è sempre stata importante fin [...]


Dall’archivio di Post n°3: Paola Di Bella
Il 17 marzo 2014, da Redazione Arte

Paola Di Bella, Ex O.P.P. il parco di San Giovanni, 2012

Paola Di Bella, Ex O.P.P. il parco di San Giovanni, 2012  

 

The worst sin towards our fellow creatures is not to hate them, but to be indifferent to them: that’s the essence of inhumanity.

G.B. Shaw, 1897, ii.

I reportage di Paola Di Bella raccontano una storia di solidarietà esemplare, le cui protagoniste sono la città di Trieste e il suo storico impegno alla tutela della dignità delle fasce deboli, che l’alienazione o l’arbitraria discriminazione rischiano di annichilire. Le sue immagini ci accompagnano, infatti, alla scoperta degli emblematici tentativi tesi a superare un oltraggio sociale, a cui sono sottoposte persone prive degli strumenti materiali per affrontare la quotidianità. L’esperienza locale di Trieste si rivolge a costoro, con l’obiettivo di trasformare contesti di vita e vite, intervenendo direttamente sul territorio attraverso l’integrazione tra le politiche sanitarie, quelle sociali, quelle del lavoro e della casa.

Tale intervento è attuato su aree circoscritte di edilizia pubblica, ove si dislocano servizi, prestazioni socio-sanitarie e si investe sul luogo stesso per costruirvi organizzazioni finalizzate alla cooperatività e alla condivisione delle esperienze. Il tutto però ancora all’interno di barriere invisibili, basate su patrimoni, professione e ceto sociale, estremamente difficili da eliminare a favore di una promiscuità che sembra essere lontana.


Aspettando Post n° 4
Il 11 marzo 2014, da Online Editor

Vittorio Cavallini – Nicola Martini, Bassa densità e due movimenti, 2011. Foto: Jacopo Menzani. Courtesy: gli artisti.

 

Paola Di Bella, Ex O.P.P., il parco di San Giovanni, 2012. Courtesy: l’artista.

Aspettando l’uscita di Post n° 4 Convenzioni e convenzionalismo proponiamo una galleria di immagini che comprende una selezione dei progetti realizzati appositamente dagli artisti per Post n° 3 Spazio. Immagini, prospettive e mappe dell’abitare. I lavori scelti sono ora pubblicati interamente come protagonisti e accompagnati da testi che li introducono, li commentano e li raccontano attraverso la sensibilità dei filosofi e dei ricercatori che ne sono gli autori.

  


Post n. 5 — Deadline Extended
Il 1 ottobre 2013, da Giulia Pravato

La deadline per il numero 5 di Post  è stata estesa al 31 Dicembre 2013.