Presentazione Post n° 3 Spazio – Ateneo Veneto – 31 gennaio
Il 26 gennaio 2013, da Redazione Post

Presentazione Ateneo Veneto

Presentazione Post n° 3 Spazio 

Immagini, prospettive e mappe dell’abitare.

Giovedì 31 gennaio, ore 18:00

Ateneo Veneto, Campo San Fantin 1897, Venezia.

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Post è una rivista filosofica interdisciplinare.

Il giorno 31 gennaio presenteremo il nostro terzo numero dedicato al tema Spazio.

Sarà un’opportunità per interrogarsi e dibattere sul tema e sui problemi dello spazio: l’uomo vive nello

spazio, eppure lo fugge immaginando mondi al di fuori di esso: il mercato economico, i diritti umani,

le teorie scientifiche… Lo spazio può essere toccato e occupato, ma è anche più inafferrabile e invadente

del tempo. Che cos’è, dov’è, com’è fatto lo spazio in cui viviamo? In che maniera plasma

il nostro modo di conoscere e agire nel mondo?

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Interverranno Luigi Perissinotto (Ca’ Foscari, Filosofia del Linguaggio) e Stefano Soriani (Ca’ Foscari, Geografia politico-economica).

 


Post n° 3 Spazio
Il 25 gennaio 2013, da Redazione Arte

Post n° 3: Spazio. Immagini, prospettive e mappe dell’abitare

Qual è, e dove è, lo spazio nel quale viviamo? Il tempo lo misuriamo, lo spazio, oltre a misurarlo, lo vediamo. Il tempo, nonostante avvolga tutte le cose visibili restando invisibile, non ne fa a sua volta parte: non è visibile nell’avvolgere il mondo del visibile, come non lo è nel farlo scorrere. Lo spazio, invece, avvolge tutte le cose visibili manifestandosi visibilmente, e ne fa a sua volta parte. Doppio visibile del movimento che caratterizza le cose, esso si caratterizza come base fisica dello stesso mondo fisico. Il tempo scorre, nello spazio; lo spazio resta, nel tempo.

Il pensiero è ciò che accomuna la pratica dell’artista a quella del filosofo. L’introdurre nuove linee di ricerca e nuovi punti di vista per affrontare la realtà sono elementi di collegamento trasversali fra queste due espressioni dell’essere umano. Arte e filosofia sono due campi del sapere che ci permettono di conoscere e di far conoscere il mondo. Post n° 3 Spazio si apre a questo confronto e invita artisti visivi a dialogare con i testi dei filosofi, per declinare attraverso molteplici punti di vista il tema Spazio.

All’interno testi di Tommaso Aveta, Caterina Borelli, Giorgia Bordoni, Filippo Ceccherini, Chiara Certomà, Davide Daninos, Lorenzo Giudici, Ilaria Giuliani, Nicola Giusto, Giovanni Matera, Simona Mattia, Fabio Mattioli, Agostino Peruzzi, Daniele Pisani, Federica Turriziani Colonna e con un’intervista a David Harvey.   
Con le opere di AUT, Vanni Bassetti, Evan Brownstein, Scott Cambell, Teresa Cos, Leone Contini, Paola Di Bella, Paul Gregor, Kristinn Kis, Anna Möller, Jacopo Miliani, Niccolò Mazzoni, Silvia Noferi, Fabrizio Prevedello, Saverio Tonoli Adamo, Eddie Spanier, Iris Touliatou e i progetti speciali di Vittorio Cavallini, Nicola Martini e Mirko Smerdel.

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Editore: Mimesis
Luogo e data di pubblicazione: Milano 2012
ISBN: 8857513580
ISBN-13: 978-8857513584
Pagine: 160
Formato: brossura


Debito
Il 4 gennaio 2012, da Leonardo Ebner

Di Paul Krugman.

Nel 2011, come nel 2010, l’America è stata tecnicamente in ripresa ma ha continuato a soffrire per la disoccupazione disastrosamente alta. E per buona parte del 2011, come nel 2010, quasi tutte le conversazioni a Washington parlavano di qualcos’altro: la questione, ritenuta urgente, della riduzione del deficit di bilancio.

Quest’errato obiettivo la dice lunga sulla nostra cultura politica, in particolare su quanto il Congresso sia distante dalle sofferenze degli Americani comuni. Ma rivela anche qualcos’altro: quando la gente a Washington parla di deficit e di debito, generalmente non ha idea di che cosa sta parlando – e le persone che parlano di più capiscono di meno.

Forse in modo quasi scontato, gli “esperti” economici nei quali la maggior parte del Congresso confida hanno ripetutamente, completamente sbagliato riguardo agli effetti sul breve periodo del deficit di bilancio. Quelli che ricavano le proprie analisi economiche da gente come l’Heritage Foundation* attendono da quando il presidente Obama è entrato in carica che la previsione del debito mandi i tassi d’interesse alle stelle. In qualsiasi momento!

E mentre loro stavano aspettando, questi tassi sono caduti ai minimi storici. Potreste pensare che questo per i politici metta in discussione la scelta degli esperti – cioè, lo potreste pensare che se non sapeste nulla della nostra postmoderna, surreale politica.

Ma Washington non è confusa solo sul corto periodo; è confusa anche sul lungo periodo. Se il debito può essere un problema, il modo in cui i nostri politici e sapientoni pensano il debito è sbagliato, ed ingrandisce le dimensioni del problema.

I “pessimisti del debito” dipingono un futuro in cui saremo impoveriti dalla necessità di restituire il denaro che abbiamo prestato. Vedono l’America come una famiglia che si è indebitata troppo per un mutuo, e ha difficoltà a versare i pagamenti mensili.

Questa è, tuttavia, un’analogia davvero errata, almeno per due [...]


Imparare a narrare il magico. Iris Touliatou e Jonatah Manno. Brown Project Space ad Artissima Lido.
Il 5 dicembre 2011, da Redazione Arte

 
 
 
 
Abbondano i sistemi incredibili, ma di architettura gradevole o di carattere sensazionale. I metafisici di Tlön non cercano la verità, e neppure la verosimiglianza, ma la sorpresa. Giudicano la metafisica un ramo della letteratura fantastica. Sanno che un sistema non è altro che la subordinazione di tutti gli aspetti dell’universo a uno qualsiasi degli aspetti stessi.
 
Jorge Luis Borges.1


 
Così:
la proiezione nel cervello del sistema dialettico di oggetti
nella creazione astratta
nel pensiero
produce metodi dialettici di pensiero – il materialismo dialettico -
FILOSOFIA.
 
Allo stesso modo:
la proiezione dello stesso sistema di oggetti – nella creazione concreta – nella forma
produce
ARTE.
Sergei Eisenstein. 2
 

Imparare a narrare il magico. Iris Touliatou e Jonatah Manno, 2011. Veduta parziale della mostra. Brown Project Space ad Artissima Lido, 2011. Foto: Andrea Rossetti. Courtesy: gli artisti, Brown Project Space e Duve Berlin.

 

All’interno della cornice di Artissima Lido, Brown Project Space presenta, nel suo formato classico, una doppia personale di un artista italiano e un artista straniero a confronto.

Basando i propri racconti sulla relazione tra messa in scena architettonica e misticismo, Jonatah Manno e Iris Touliatou mostrano varie declinazioni di come una narrazione del magico può prendere forma. Entrambi si confronteranno con la rievocazione di elementi attinti dalla storia delle costruzioni umane e da mitologie passate e contemporanee, filtrandole attraverso la loro pratica dell’immaginazione.

La messa in scena è la costruzione di una determinata contingenza che utilizza parametri spaziali e temporali più o meno simili alla realtà. Se intendiamo con Magia l’interesse a cambiare il reale, controllandolo e componendolo attraverso l’immaginazione, inventare la realtà è ciò che unisce magia e narrazione, il magico alla messa in scena.

Il rituale è un atto, o un insieme di atti, eseguito secondo norme codificate per poter essere ripetibile. La messa in scena [...]


I mercati non guardano affatto lontano
Il 1 dicembre 2011, da Bruno Bonizzi

Fonte dell'immagine; http://www.ablemuse.com/v7/images/features/looking-forward.jpg; particolare

Alberto Alesina e Francesco Giavazzi scrivono sul corriere di oggi un breve editoriale il cui titolo afferma che ciò che conta è “la qualità”. In questo editoriale si dice, in buona sostanza, che il futuro dell’euro e dell’economia mondiale dipenderebbe dalla manovra di Monti di lunedì. La manovra, peraltro, non è importante in termini di quantità, ma di qualità: se qualitativamente sana, la manovra non ci farà piombare in recessione a causa di politiche deflattive, ma anzi darà un segnale di cambiamento che risolverà tutto quanto.

Quali sono gli indirizzi positivi che propongono Alesina e Giavazzi? Dovremmo far capire che “l’Italia ha capito l’origine dei suoi mali”: dobbiamo lavorare di più, pagare le tasse e ridurre l’assistenzialismo dello stato. Questo si ottiene aumentando subito l’età delle pensioni, introducendo normative sul lavoro ispirate alla cosiddetta “flexicurity”, tassando di meno il lavoro e di più gli immobili. Insomma la colpa è nostra, siamo pigri, perché andiamo in pensione troppo presto e siamo troppo assistiti. (La flexicurity è tra l’altro tornata proprio di recente al centro del dibattito sull’articolo 18 che vede tensioni interne al partito democratico tra Fassina, il responsabile economico, e Pietro Ichino, senatore e grande sostenitore della flexicurity).

Queste tesi non sono di certo nuove, già il 10 Maggio gli stessi Alesina e Giavazzi le sostenevano. Tuttavia esse sembrano essere, anche a una superficiale lettura dei dati, quanto meno dubbie: l’ISTAT dice che gli Italiani lavorano circa 38 ore settimanali, contro una media europea di 37 e una media tedesca di meno di 36; inoltre il rapporto tra ore retribuite e ore lavorate è di circa 1,16, sotto la media europea di 1,19, e anche qui all’estremo maggiore si trova la Germania con 1,22 ore.

Anche


Sul concetto di “applicazione della filosofia”
Il 27 novembre 2011, da Filippo Costantini

Qualche giorno fa stavo comodamente seduto con degli amici in un locale. Mentre fuori pioveva a dirotto, la birra e una discussione filosofica ci parevano i modi migliori per scaldarci di fronte al gelo di un incombente inverno. Tutto procedeva per il meglio, finché la discussione si inceppò in un punto alquanto spinoso. La domanda attorno alla quale ci eravamo soffermati e che tanto ci stava appassionando era la seguente: applicate voi la filosofia al di fuori dell’università, alla vostra vita quotidiana e privata?

Potrebbe sembrare una domanda banale e scontata, e infatti appena fu posta cominciarono a sentirsi risposte del tipo: ‹‹si, io cerco di farlo il più possibile››; oppure: ‹‹a volte mi riesce, mentre altre no››; o ancora: ‹‹se non si applica la filosofia alla propria vita, non vale nemmeno la pena di studiarla…››.

Dinnanzi a cotanta sapienza me ne sono stato nel mio cantuccio a rimuginare in silenzio. C’era qualcosa in quella questione che mi turbava, ma in quella circostanza non riuscivo a metterla a fuoco. Così mi portai l’interrogativo fino a casa dove, seduto di fronte la mia scrivania, le cose cominciarono a farsi più chiare e a disporsi nel loro giusto ordine.

Letteralmente “applicare” significa “mettere in pratica”. L’implicito di tale espressione è che si è in possesso di un qualche cosa (x), che può essere una teoria o uno strumento, e che poi viene utilizzato nella pratica (viene applicato, appunto). In questo modo vengono utilizzate espressioni come “applicare una regola, un regolamento, una legge, una formula matematica, un metodo, etc.”. Ciò che viene applicato risulta quindi essere uno strumento (un mezzo) attraverso cui tentare di giungere ad uno scopo: si applica una formula matematica per risolvere un problema; si applica una legge per mantenere l’ordine sociale; l’arbitro applica il regolamento per garantire la [...]